Ultimo aggiornamento: 9 Agosto 2026
C’è un’idea che blocca un sacco di persone sulla soglia della domotica: quella che serva rifare l’impianto elettrico, bucare i muri e chiamare un tecnico per una settimana di lavori.
Era vero quindici anni fa, quando la domotica voleva dire impianti cablati da decine di migliaia di euro. Oggi non lo è più. La maggior parte di quello che serve si monta in un pomeriggio, con un cacciavite e il telefono in mano, e si può smontare e portare via se cambi casa.
In questa guida vediamo cosa si può fare davvero da soli, cosa è meglio far fare a un elettricista, e in che ordine muoversi per non ritrovarsi con un cassetto pieno di roba mai configurata.
In breve
Per fare domotica fai da te non servono opere murarie. I dispositivi che si collegano alla presa (prese smart, lampadine, telecamere, valvole termostatiche) li monta chiunque in pochi minuti. Un gradino sopra ci sono i moduli da incasso, che si nascondono dietro l’interruttore e rendono smart le luci esistenti mantenendo le placche di casa: qui servono un minimo di manualità e la corrente staccata. Tutto quello che tocca il quadro elettrico va lasciato a un elettricista.
I tre livelli del fai da te
Prima di comprare qualsiasi cosa conviene capire a che livello vuoi arrivare, perché cambiano sia la difficoltà sia il risultato.
Livello uno: si infila nella presa. Prese intelligenti, lampadine, telecamere, valvole per i termosifoni, sensori. Zero rischi, zero attrezzi, si configura dall’app in cinque minuti. È il livello con cui deve cominciare chiunque, anche chi ha le mani d’oro, perché ti fa capire come ragiona il sistema.
Livello due: dietro l’interruttore. Piccoli moduli grandi come una scatola di fiammiferi che si nascondono nella scatola dell’interruttore esistente. Da fuori la casa resta identica, con le sue placche, ma la luce diventa comandabile da app e dalla voce e continua a funzionare anche col vecchio interruttore. Richiede di staccare la corrente e collegare tre fili, quindi un po’ di manualità serve.
Livello tre: nel quadro elettrico. Contatori di energia, moduli per tapparelle centralizzate, gestione del carico. Qui il fai da te finisce: chiama un elettricista, non è questione di bravura ma di norme e di sicurezza.
Livello uno: cominciare senza toccare niente
Il primo acquisto sensato è quasi sempre una presa intelligente. Non perché sia entusiasmante, ma perché ti fa fare il giro completo: la installi, la colleghi al Wi-Fi, la comandi dall’app e poi con la voce. In venti minuti hai capito il novanta per cento di come funziona tutta la domotica moderna.
Da lì in poi ogni dispositivo nuovo si aggiunge allo stesso modo, e la curva di difficoltà è piatta. Ti trovi bene? Aggiungi lampadine, una telecamera, un sensore alla porta d’ingresso. Trovi che non fa per te? Hai speso quindici euro invece di trecento.
Un solo accorgimento che fa risparmiare tempo e nervi: quasi tutti i dispositivi economici funzionano sulla rete Wi-Fi a 2,4 GHz, non sui 5 GHz. Se il tuo router usa lo stesso nome per entrambe le reti, capita che il dispositivo non si colleghi. In quel caso si entra nelle impostazioni del router e si separano le due reti dando nomi diversi: è la causa numero uno delle installazioni che sembrano non funzionare.
Livello due: rendere smart le luci che hai già
Qui arriviamo alla parte più interessante per chi vuole un risultato serio senza stravolgere casa.
Il problema delle lampadine intelligenti è noto a chiunque le abbia provate: funzionano benissimo finché nessuno tocca l’interruttore a muro. Se qualcuno lo spegne, la lampadina resta senza corrente e diventa un pezzo di vetro inutile, che non risponde né all’app né alla voce. In una casa dove vive una persona sola si gestisce, in una famiglia diventa una fonte di litigi.
Il modulo da incasso risolve esattamente questo. È un relè piccolissimo che si infila nella scatola dietro l’interruttore: la lampadina resta quella normale, l’interruttore continua a funzionare come sempre per chiunque, e in più la luce risponde all’app e alla voce. Da fuori non si vede assolutamente niente.
Il montaggio è alla portata di chi ha un minimo di manualità: si stacca la corrente dal quadro (non basta spegnere l’interruttore), si smonta la placca, si collegano i fili seguendo lo schema e si richiude. Il punto delicato è che serve il neutro nella scatola dell’interruttore: negli impianti recenti c’è quasi sempre, in quelli molto vecchi a volte no. Si verifica in due minuti aprendo la placca prima di ordinare.
Shelly Plus 1PM, modulo Wi-Fi da incasso
Si nasconde nella scatola dietro l’interruttore e rende comandabile da app e voce una luce normale, mantenendo placche e lampadine che hai già. Misura anche quanta corrente assorbe quel circuito. Funziona senza hub e senza cloud obbligatorio, e resta operativo con il vecchio interruttore per chi in casa non vuole saperne di app.
Vedi su AmazonPrima di smontare qualsiasi placca, fai una foto con il telefono ai fili come sono adesso. Sembra una banalità da principianti ed è invece quello che ti salva quando, mezz’ora dopo, non ricordi più quale filo andava dove. E parti dalla luce meno importante della casa, non dal lampadario del soggiorno: se qualcosa va storto passi la serata al buio in un ripostiglio, non davanti agli ospiti.
La scorciatoia per quello che non si può toccare
C’è una categoria di casi in cui non puoi né cambiare la lampadina né mettere le mani nell’impianto: la caldaia con il suo termostato vecchio, il cancello elettrico, la macchina del caffè con il pulsante meccanico, l’interruttore in una casa in affitto dove non vuoi toccare nulla.
Per questi esiste una soluzione che fa sorridere la prima volta che la vedi, ma che funziona: un piccolo robot che si incolla sopra il pulsante e lo preme fisicamente quando glielo chiedi. Nessun collegamento elettrico, nessuna modifica, si stacca senza lasciare segni.
È il classico oggetto che sembra un giocattolo e poi resta in funzione per anni, perché risolve quel singolo problema che nessun altro dispositivo affronta.
SwitchBot, il robottino che preme gli interruttori
Si incolla sopra un interruttore, un pulsante o una manopola e lo preme al posto tuo, comandato dall’app o dalla voce. Perfetto in affitto, sui vecchi termostati della caldaia e su tutti gli apparecchi con il pulsante meccanico che non si possono modificare. Va a batteria e si stacca senza lasciare traccia.
Vedi su AmazonSe vuoi fare più punti luce insieme
Quando il progetto cresce e le luci da rendere smart diventano tre o quattro, comprare i moduli uno alla volta non conviene. Le confezioni multiple abbassano parecchio il costo per punto luce, e tanto vale approfittarne visto che una volta staccata la corrente e presi gli attrezzi tanto vale fare più stanze nello stesso pomeriggio.
Un consiglio pratico: se prevedi di fare più interruttori, resta sulla stessa marca. Non è una questione di qualità, è che ogni marca ha la sua app e mescolare significa passare da un’applicazione all’altra per accendere due luci nella stessa stanza. Fastidioso oggi, insopportabile fra sei mesi.
SONOFF MINI R4, confezione da 4 moduli Wi-Fi
Quattro moduli in una confezione, con un costo per punto luce sensibilmente più basso rispetto all’acquisto singolo. Molto compatti, quindi entrano anche nelle scatole di derivazione piccole dove i moduli più grandi fanno fatica. Ideali se hai già deciso di fare più stanze e vuoi contenere la spesa.
Vedi su AmazonCosa NON fare da soli
Vale la pena essere chiari su questo punto, perché qui non si tratta di essere prudenti per abitudine.
Tutto quello che sta nel quadro elettrico va lasciato a un elettricista abilitato: contatori di energia, moduli sulle linee principali, qualsiasi cosa a monte degli interruttori. Non è difficile in senso tecnico, è che si lavora su correnti importanti e un errore non ti fa saltare la luce, ti fa molto peggio.
Le tapparelle motorizzate centralizzate sono un altro caso: i motori si comandano con logiche di sicurezza che vanno rispettate, e un collegamento sbagliato può bruciare il motore.
E una regola che vale sempre, anche per il livello due: staccare la corrente dal quadro, non limitarsi a spegnere l’interruttore della stanza. Un cacciavite cercafase da pochi euro serve a verificare che sia davvero tolta prima di mettere le mani nella scatola. È l’acquisto più economico e più sensato di tutta questa guida.
In che ordine muoversi
Riassumendo il percorso che consiglierei a chiunque parta oggi da zero.
Comincia con una presa smart, spesa minima, per capire il meccanismo. Aggiungi due lampadine nelle stanze dove l’interruttore lo tocchi poco. Se a quel punto ti trovi bene e la cosa ti diverte, passa ai moduli da incasso partendo da una luce secondaria. Prima dell’inverno metti mano al riscaldamento, che è dove ci sono i soldi veri.
Per i singoli dispositivi abbiamo guide dedicate: prese intelligenti, luci intelligenti, termostati intelligenti e hub per la domotica. Se vuoi ragionare per ambienti, invece, c’è la guida stanza per stanza.
Domande frequenti
Serve davvero non fare opere murarie?
No, non serve nessun lavoro edile. Tutti i dispositivi di questa guida si installano nelle scatole e nelle prese esistenti. L’impianto domotico cablato, quello che richiede di passare cavi nei muri, ha senso solo se stai già ristrutturando casa da zero.
Posso farlo se sono in affitto?
Sì, restando al livello uno e ai robottini che premono i pulsanti: sono tutti dispositivi che si tolgono senza lasciare traccia e si portano via al trasloco. I moduli da incasso invece modificano l’impianto, quindi meglio parlarne prima con il proprietario.
Che attrezzi servono?
Per il livello uno nessuno. Per i moduli da incasso bastano un cacciavite piccolo a taglio, uno a croce, un cercafase e volendo una pinza spelafili. Si tratta di una ventina di euro di attrezzi che poi restano in casa per sempre.
Quanto tempo ci vuole?
Una presa o una lampadina cinque minuti, contando la configurazione nell’app. Un modulo da incasso tra i venti e i quaranta minuti la prima volta, poi molto meno perché lo schema è sempre lo stesso. Un pomeriggio è sufficiente per una stanza intera.
Se sbaglio qualcosa rischio di rompere l’impianto?
Lavorando con la corrente staccata il rischio peggiore è che il dispositivo non funzioni e tu debba ricollegare i fili come erano. Per questo la foto prima di smontare è così utile. Quello che non va mai fatto è lavorare con la corrente attiva.
In conclusione
La domotica fai da te oggi è molto più alla portata di quanto la sua fama suggerisca. Il grosso si risolve infilando cose nelle prese, e chi ha voglia di fare un passo in più può nascondere un modulo dietro l’interruttore e ottenere un risultato che sembra un impianto vero.
L’unico consiglio che ripeterei è di andare per gradi. Chi compra tutto insieme finisce quasi sempre per usare un terzo di quello che ha preso. Chi aggiunge un pezzo alla volta, invece, dopo un anno ha una casa che funziona davvero e ha speso meno.
In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Le operazioni sull’impianto elettrico vanno eseguite con la corrente staccata; in caso di dubbi rivolgersi a un elettricista abilitato.