Quanto Costa Riscaldare Casa: i Numeri Veri di Settembre 2026

Stanza luminosa con termosifoni installati sotto le finestre

Quando si cerca quale riscaldamento costa meno, le risposte che si trovano hanno quasi sempre lo stesso problema: a scriverle è chi vende una delle fonti. Chi installa stufe a pellet dimostra che il pellet conviene, chi vende pompe di calore dimostra che convengono le pompe di calore, chi vende caldaie dimostra il metano. Tutti con conti corretti e ipotesi scelte con cura.

Noi non installiamo impianti. Quindi qui ci sono solo i numeri, con la fonte e la data, e la conclusione che ne esce anche quando è scomoda.

Prezzi aggiornati a settembre 2026. Elettricità 0,316 euro al kilowattora tutto compreso (ARERA, terzo trimestre 2026). Gas metano circa 1,22 euro al metro cubo tutto compreso, imposte incluse. Pellet certificato 7,14 euro al sacco da 15 chili (rilevazione AIEL 2026). Sono valori medi nazionali: la tua bolletta può scostarsi, ma i rapporti fra le fonti restano quelli.

Il costo di un kilowattora di calore, fonte per fonte

Per confrontare cose diverse serve un’unica unità di misura, e quella giusta è il costo di un kilowattora di calore che arriva davvero nella stanza, cioè tenendo conto anche del rendimento dell’apparecchio. Un metro cubo di gas contiene circa 9,5 kilowattora, ma se la caldaia ne spreca una parte, quella parte l’hai pagata comunque.

Come fare il conto con i tuoi numeri. I prezzi dell’energia cambiano ogni trimestre e variano da contratto a contratto, quindi quelli che trovi qui sono valori medi nazionali aggiornati a settembre 2026 e servono da riferimento. Per il costo esatto a casa tua, prendi il prezzo al kilowattora scritto nella tua bolletta (nella sezione della spesa per la materia energia, oppure dividendo il totale per i kilowattora consumati) e moltiplicalo per i kilowattora indicati in questa pagina. Il calcolo resta valido anche quando i prezzi cambiano.
FonteCosto per kWh di caloreRispetto al metano
Pompa di calorecirca 0,09 euromeno della metà
Pelletcirca 0,11 eurocirca il 20% in meno
Metano, caldaia a condensazionecirca 0,14 euroriferimento
Metano, caldaia vecchiacirca 0,16 euro+15%
Elettrico diretto (stufetta, pannello, radiatore)0,32 europiù del doppio

Il numero che salta all’occhio è l’ultimo. Scaldare con l’elettricità diretta costa più del doppio del metano e più del triplo di una pompa di calore. Non è un’opinione ed è facile da verificare: qualsiasi resistenza elettrica trasforma un kilowattora di corrente in un kilowattora di calore, e quel kilowattora di corrente costa 32 centesimi.

Perché allora tutti vendono stufette elettriche?

Perché la tabella qui sopra risponde a una domanda sola, e non è quella che ti serve davvero.

Quel confronto vale a parità di calore prodotto. Ma nella vita reale non produci la stessa quantità di calore con i due sistemi: con il riscaldamento centrale scaldi tutta la casa, con una stufetta scaldi una stanza per mezz’ora. E lì i conti si ribaltano.

Un esempio concreto. Il bagno la mattina: se accendi la caldaia un’ora prima per avere il bagno tiepido alle sette, stai scaldando cento metri quadri per riscaldarne quattro. Con un termoventilatore da 2000 watt acceso quindici minuti spendi circa 16 centesimi, contro l’euro abbondante di un’ora di caldaia per tutta la casa. L’elettrico costa il doppio al kilowattora, ma ne stai usando dieci volte meno.

La regola che ne esce è semplice: l’elettrico conviene quando scaldi poco spazio per poco tempo, e diventa carissimo appena provi a usarlo come riscaldamento principale di una casa. Ne abbiamo parlato in concreto nella guida al termoventilatore da bagno e in quella sui pannelli a infrarossi.

La pompa di calore, e perché fa eccezione

Nella tabella c’è un dato che sembra strano: la pompa di calore usa elettricità come una stufetta, eppure costa un terzo. Il motivo è che non produce calore, lo sposta.

Una resistenza elettrica trasforma un kilowattora di corrente in un kilowattora di calore, e più di così non può fare. Una pompa di calore invece usa quel kilowattora per far funzionare un compressore che preleva calore dall’aria esterna e lo porta dentro: con un kilowattora di corrente ne consegna tre o quattro di calore. Il rapporto si chiama COP, e per gli apparecchi domestici sta fra 3 e 4 nella media stagionale.

La cosa che quasi nessuno dice a chi ha una casa normale: se hai un condizionatore, hai già una pompa di calore. Quasi tutti i climatizzatori degli ultimi vent’anni hanno la funzione caldo, ed è il modo più economico di scaldare una stanza che la maggior parte delle case italiane possiede già senza saperlo.

Due avvertenze oneste. Il rendimento cala quando fuori fa molto freddo, perché c’è meno calore da spostare: sotto zero un apparecchio vecchio può scendere a un rapporto di 2, che resta comunque meglio di una stufetta. E il calore esce dall’alto e in modo ventilato, cosa che a molti in inverno risulta meno gradevole dei termosifoni.

Il pellet: conviene ancora?

Sì, ma molto meno di qualche anno fa, e vale la pena dirlo perché in giro si legge ancora che è la fonte più economica in assoluto.

Il pellet certificato è passato a circa 7,14 euro al sacco da 15 chili, con un aumento intorno al 30% rispetto all’anno precedente. Un bancale da 70 sacchi, che copre più o meno una stagione per una stufa usata regolarmente, è passato da 380-400 euro a circa 500.

Con questi prezzi il pellet resta sotto il metano, ma il margine si è ridotto a circa il 20%. E in quel 20% non è compreso il lavoro: caricare la stufa, pulire il braciere ogni due o tre giorni, svuotare la cenere, portare i sacchi. Chi ha una stufa a pellet sa che è un impegno quotidiano, e il confronto onesto con una caldaia che si accende da sola deve tenerne conto.

Il consiglio pratico che vale soldi veri: il pellet si compra d’estate. La differenza fra il prezzo prestagionale di giugno e quello di gennaio, quando tutti lo cercano, è regolarmente fra il 15 e il 25%. Su un bancale sono 70-100 euro, per il solo fatto di aver comprato con sei mesi di anticipo.

Le tre cose che riducono la bolletta senza cambiare impianto

Cambiare fonte di riscaldamento costa migliaia di euro e ha senso solo in certe situazioni. Nel frattempo ci sono tre interventi che costano poco, si fanno in un pomeriggio e hanno un effetto misurabile su qualsiasi impianto.

1. Chiudere gli spifferi

È il più banale e il più sottovalutato. L’aria fredda che entra dalla porta d’ingresso, dalle finestre e dalle porte verso locali non riscaldati è calore che stai pagando e che se ne va. In una casa non recente le infiltrazioni possono valere una parte consistente della dispersione totale, e il rimedio costa quanto una pizza.

L’INTERVENTO CHE COSTA MENO DI TUTTI

Paraspifferi sottoporta autoadesivo

Si taglia con le forbici alla lunghezza della porta e si incolla sul bordo inferiore: chiude la fessura da cui entra l’aria fredda, che nelle porte d’ingresso e verso il garage o la cantina è spesso di parecchi millimetri. Con oltre 24.000 valutazioni è uno dei prodotti più venduti della categoria, e non è un caso: costa pochissimo, si monta in cinque minuti senza attrezzi e l’effetto si sente la sera stessa. Da mettere anche sulle porte interne verso stanze che non riscaldi.

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2. Il pannello dietro il termosifone

Un termosifone appeso a una parete esterna manda una parte del suo calore verso quel muro, e da lì una parte se ne va fuori. Un foglio termoriflettente incollato dietro rimanda quel calore verso la stanza invece che verso l’esterno.

Non è un intervento miracoloso e chi promette percentuali a due cifre esagera, ma su un termosifone di una parete esterna l’effetto c’è, costa pochi euro per radiatore e dura per sempre. Da fare solo sulle pareti che danno verso l’esterno: su un muro interno non serve a niente, perché quel calore resta comunque in casa.

POCHI EURO A TERMOSIFONE

Pannelli termoriflettenti, rotolo da 7 metri quadri

Un rotolo di materiale isolante alluminato da tagliare della misura del termosifone e fissare al muro dietro, con del biadesivo o dei ganci. Sette metri quadri coprono tutti i radiatori di un appartamento e ne avanza. Con quasi 1.800 valutazioni. Il montaggio richiede di sganciare il radiatore o di infilare il foglio dall’alto con un righello: è il lavoro più noioso dei tre, ma si fa una volta sola.

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3. Le valvole termostatiche, che sono l’intervento più efficace

Questa è quella che cambia davvero le cose, e in molti condomini è già obbligatoria. Una valvola termostatica chiude il flusso al singolo termosifone quando la stanza ha raggiunto la temperatura impostata, invece di lasciarlo scaldare all’infinito.

Il vantaggio vero non è tanto il risparmio sul singolo radiatore, è poter dare temperature diverse a stanze diverse: venti gradi in soggiorno, diciotto in camera, sedici nelle stanze che non usi. Sono gradi che non paghi, e la regola che ogni grado in meno vale il 6-7% del consumo si applica stanza per stanza.

IL PIÙ EFFICACE DEI TRE

SONOFF TRVZB, valvole termostatiche intelligenti

Si avvitano al posto della manopola del termosifone, senza toccare l’impianto e senza svuotare i radiatori (attacco M30, lo standard italiano: controlla il filetto del tuo prima di ordinare). Oltre al termostato meccanico hanno la programmazione oraria dall’applicazione, quindi puoi far scaldare la camera solo la sera e il soggiorno solo di giorno. Con 2.061 valutazioni sono le più diffuse della categoria smart. Richiedono un hub Zigbee: se non ce l’hai, valuta le valvole termostatiche tradizionali, che costano meno e fanno comunque il lavoro principale.

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Il consiglio

Prima di qualsiasi acquisto, abbassa il termostato di un grado e vedi se te ne accorgi. Ogni grado in meno vale fra il 6 e il 7% del consumo di riscaldamento, il che significa che passare da 21 a 20 gradi taglia la bolletta più di tutti e tre gli interventi qui sopra messi insieme, e costa zero. La maggior parte delle case italiane d’inverno sta un paio di gradi sopra il necessario, e la differenza fra 20 e 21 gradi in casa non la sente quasi nessuno se non sta fermo sul divano.

Domande frequenti

Qual è il metodo più economico per riscaldare una stanza?

Con i prezzi di oggi, una pompa di calore, cioè il condizionatore in modalità caldo se ce l’hai già. Costa circa 9 centesimi per kilowattora di calore contro i 14 del metano e i 32 dell’elettrico diretto. Per una stanza sola e per poche ore è anche l’opzione più pratica, perché non devi accendere l’impianto di tutta la casa.

Quanto si risparmia con il pellet rispetto al gas?

Ai prezzi di settembre 2026, circa il 20%. Era molto di più fino a qualche anno fa: il pellet è aumentato di circa il 30% in un anno e il vantaggio si è ridotto. Nel calcolo va messo anche il lavoro quotidiano di carico e pulizia, che con una caldaia a gas non esiste.

Conviene tenere il riscaldamento sempre acceso a bassa temperatura?

Dipende dalla casa. In un edificio ben isolato conviene mantenere una temperatura costante, perché rimettere in temperatura muri freddi costa più che tenerli tiepidi. In una casa che disperde molto conviene invece spegnere quando non ci sei, perché il calore lo perderesti comunque. La via di mezzo che funziona quasi sempre: abbassare di 3-4 gradi di notte e quando esci, non spegnere del tutto.

Le stufette elettriche fanno consumare tanto?

Per ogni kilowattora di calore sì, più del doppio del metano. Ma consumano poco in assoluto se le usi per quello che sono: scaldare una persona o una stanza piccola per poco tempo. Quindici minuti di termoventilatore in bagno costano una frazione di un’ora di caldaia accesa per tutta la casa.

Quanto costa un’ora di stufetta da 2000 watt?

Due kilowattora, cioè circa 63 centesimi ai prezzi attuali. Un pannello da 600 watt costa circa 19 centesimi all’ora, uno scaldaletto da 60 watt meno di 2 centesimi. È il motivo per cui, per stare al caldo la notte, lo scaldaletto è imbattibile: ne parliamo nella pagina su scaldaletto e coperte elettriche.

In conclusione

La domanda “quale riscaldamento costa meno” ha una risposta secca, ed è la tabella all’inizio: pompa di calore, poi pellet, poi metano, e molto staccato l’elettrico diretto.

Ma la domanda utile è un’altra, ed è quanto spazio devi scaldare e per quante ore. Su quel piano l’elettrico, che sulla carta è il più caro, diventa la scelta giusta ogni volta che ti serve calore subito, in un punto solo e per poco tempo. E il metano, che al kilowattora costa poco, diventa uno spreco se accendi tutta la casa per usarne una stanza.

Se non stai cambiando impianto, i tre interventi da fare adesso restano gli stessi: spifferi, pannelli dietro i termosifoni sulle pareti esterne, valvole termostatiche. E prima ancora, un grado in meno sul termostato, che è gratis e vale più di tutti e tre.

Per il resto: nella guida alle stufe elettriche confrontiamo le tecnologie, nel termoventilatore da bagno il caso in cui l’elettrico vince davvero, e nei pannelli a infrarossi perché non consumano meno di quanto dicono.

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