Quanto costa asciugare il bucato: stendino, deumidificatore o asciugatrice

Stendino da interno con panni stesi ad asciugare contro una parete bianca

Quanto costa asciugare il bucato d’inverno è una domanda che quasi nessuno si fa, perché il metodo più diffuso, cioè stendere in casa, non ha una bolletta sua e quindi passa per gratuito.

Gratuito non lo è, e lo vedremo con i numeri. Ma soprattutto c’è un dato, uno solo, che permette di confrontare onestamente stendino, deumidificatore e asciugatrice invece di andare a sensazione.

Il numero da cui non si scappa

Una lavatrice da 5 chili, dopo una centrifuga a 1400 giri, lascia nei panni circa due litri e mezzo d’acqua. È il motivo per cui il cesto pesa quasi il doppio quando lo tiri fuori.

Quei due litri e mezzo devono passare dallo stato liquido a vapore, e questo passaggio ha un prezzo fisico preciso: per far evaporare un litro d’acqua servono circa 0,63 kilowattora di energia. Non è un dato di un apparecchio, è una proprietà dell’acqua: vale in lavanderia, in cucina e sul balcone.

Quindi ogni carico di bucato porta con sé circa un chilowattora e mezzo di energia da spendere, minimo teorico. Nessun apparecchio può scendere sotto quella soglia, e quasi tutti stanno parecchio sopra perché ci sono le dispersioni.

La conseguenza è che non stai scegliendo se pagare quell’energia, ma chi la paga. Un’asciugatrice la mette in bolletta con una voce riconoscibile. Uno stendino in salotto la prende dal riscaldamento di casa, dove si confonde con tutto il resto. Ma c’è in entrambi i casi.

Quanto costa ogni metodo, per un carico da 5 chili

Metodo Energia Costo Tempo
Asciugatrice a pompa di calore1 – 1,5 kWh30-47 cent2-3 ore
Deumidificatore vicino allo stendino1,2 – 3 kWh38-95 cent4-6 ore
Asciugatrice portatile a sacco2,4 – 3,6 kWh76 cent – 1,14 euro2-3 ore
Asciugatrice a resistenza3,5 – 4,5 kWh1,10 – 1,42 euro2 ore
Stendino in casa, d’invernose lo prende il riscaldamentonon zero1-3 giorni

Il calcolo è fatto con un prezzo dell’energia di 0,316 euro al kilowattora, la media nazionale di settembre 2026.

Perché lo stendino in casa non è gratis

Questa è la parte controintuitiva, ed è anche quella che cambia il modo di ragionare.

Quando il bucato steso in salotto asciuga, quei due litri e mezzo d’acqua non spariscono: diventano vapore dentro casa tua. E l’energia per farli evaporare la prendono dall’aria della stanza, che si raffredda. Il termostato se ne accorge e la caldaia lavora un po’ di più per rimettere quel calore.

Non è una quantità enorme, ma non è zero: è l’equivalente di quel chilowattora e mezzo, pagato in gas invece che in elettricità. D’estate col riscaldamento spento è davvero gratis, perché l’energia la mette il sole e l’aria secca; d’inverno a finestre chiuse no.

E c’è il secondo costo, quello che si vede dopo:

  • Quei due litri e mezzo restano in casa. Un carico di bucato steso in un appartamento è come versare due bottiglie e mezzo d’acqua nell’aria, lentamente.
  • Quell’umidità va a condensare dove trova il freddo, cioè sui vetri e sugli angoli delle pareti esterne.
  • E dove c’è condensa ripetuta, prima o poi c’è la muffa, che a quel punto costa parecchio più di un ciclo di asciugatrice.

Se stendi in casa e d’inverno hai la condensa sui vetri tutte le mattine, i due fenomeni sono lo stesso fenomeno.

SE STENDI IN CASA

Newlux Secadry, lo stendino riscaldato con copertura

Un normale stendino con resistenze nei tubi e un telo che trattiene il calore attorno ai panni: il bucato asciuga in 3-5 ore invece di due giorni, con circa 250 watt. Il telo è la parte che conta davvero, perché senza quello il calore se ne va in giro per la stanza. Da usare sempre in un locale chiuso e con la finestra socchiusa.

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Il deumidificatore: il compromesso che quasi nessuno calcola

Nella stanza dove stendi, un deumidificatore fa una cosa sola: toglie dall’aria l’acqua che il bucato ci sta mettendo. E siccome l’aria diventa più secca, il bucato asciuga più in fretta. Non è magia, è lo stesso principio dell’asciugatrice, solo applicato a tutta la stanza invece che a un cestello.

Il conto però cambia parecchio in base a come lo usi:

  • Se lo accendi in una stanza chiusa e piccola (bagno, ripostiglio, una camera con la porta chiusa), asciughi un carico in 4-6 ore con circa 1,2-2 kWh. Siamo nella stessa fascia di un’asciugatrice a pompa di calore, ma il bucato non si stropiccia e non si restringe.
  • Se lo accendi in salotto a porte aperte, lavora contro tutta la casa: consuma il doppio e il bucato asciuga comunque lentamente. È l’errore più comune.

Il vantaggio vero non è nemmeno il consumo: è che quel deumidificatore ti serve comunque se hai condensa e muffa, quindi l’asciugatura è un secondo lavoro dello stesso apparecchio. L’asciugatrice, invece, asciuga il bucato e basta.

Un modello da 10-12 litri al giorno copre un appartamento normale. Guarda che abbia la modalità dedicata al bucato, che in pratica è il ventilatore alla massima potenza senza spegnimenti del compressore.

IL COMPROMESSO

COMFEE’ deumidificatore 12 litri con modalità bucato

Toglie dall’aria l’acqua che il bucato ci mette, quindi asciuga i panni e insieme risolve la condensa sui vetri. La modalità dedicata al bucato tiene la ventola al massimo senza far riposare il compressore. Ha oltre 6.800 recensioni e la taglia giusta per un appartamento normale.

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Quando l’asciugatrice si ripaga davvero

Qui serve distinguere due macchine che si chiamano allo stesso modo ma consumano una il triplo dell’altra.

  • A pompa di calore (classi A+++ / A++): riusa il proprio calore invece di buttarlo fuori. 1,0-1,5 kWh a carico, cioè 30-47 centesimi. Asciuga più lentamente, 2-3 ore, ma a temperature basse che non rovinano i capi.
  • A condensazione con resistenza (classi B o C, quelle che costano 250 euro): scalda e basta. 3,5-4,5 kWh a carico, cioè oltre un euro. Tre volte tanto, per sempre.

Fai il conto sulla tua vita reale, non sul listino. Con tre carichi a settimana, la differenza fra le due è di circa 2,5 kWh a carico, cioè 7,5 kWh a settimana, cioè circa 123 euro l’anno. Una pompa di calore costa 200-300 euro in più di una a resistenza: si ripaga in poco più di due anni, e da lì in poi è guadagno.

Con un solo carico a settimana il ragionamento si ribalta: ci mette sei o sette anni, e a quel punto tanto vale lo stendino.

La soglia pratica è due carichi a settimana da asciugare al chiuso. Sotto, l’asciugatrice è una comodità che paghi. Sopra, comincia a essere una scelta economica.

SE FAI PIÙ DI DUE CARICHI A SETTIMANA

Bosch WTH85218II, pompa di calore da 8 kg

Pompa di calore vera, classe A++, temperature basse che non rovinano i capi. Costa più di una a resistenza e si ripaga in poco più di due anni se asciughi tre carichi a settimana. Sotto quella soglia, non è il tuo acquisto.

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Come fare il conto con i tuoi numeri. I prezzi dell’energia cambiano ogni trimestre e ogni contratto è diverso, quindi le cifre in euro che leggi qui sono calcolate su 0,316 euro al kilowattora e servono solo a dare le proporzioni. Per avere il tuo numero esatto, prendi il prezzo al kilowattora scritto nella tua bolletta (lo trovi nella sezione dei consumi, voce “energia”) e moltiplicalo per i kilowattora indicati in questa pagina. Le proporzioni fra un metodo e l’altro restano quelle anche se il prezzo cambia.

La trappola dei mezzi carichi

C’è un ultimo punto che non compare mai nei confronti, e che vale più di tutte le classi energetiche messe insieme.

Un’asciugatrice mezza vuota consuma quasi quanto una piena. Il motore gira, il compressore lavora, il cestello si scalda: quello che cambia è solo quanta acqua c’è da togliere. Asciugare tre magliette costa poco meno che asciugare un carico intero.

Quindi il modo più efficace per spendere meno non è comprare la classe superiore: è aspettare di avere il carico pieno e, prima ancora, far fare alla lavatrice il lavoro che sa fare meglio.

La centrifuga è il passaggio più sottovalutato di tutti. Portare la centrifuga da 1000 a 1400 giri toglie circa mezzo litro d’acqua in più dal bucato, e lo fa spendendo pochi centesimi. Quel mezzo litro, se lo lasci nei panni, all’asciugatrice costa circa 0,3 kWh in più. Centrifugare forte è il modo più economico che esista per asciugare, e ce l’hai già in casa.

L’unica accortezza: capi delicati, lana e camicie che non vuoi stirare restano a giri bassi, altrimenti il risparmio te lo mangia il ferro da stiro.

Che cosa conviene nella tua situazione

Mettiamo insieme tutto quello che abbiamo visto, perché la risposta cambia in base a tre cose sole: quanto bucato fai, se hai un balcone utilizzabile e se in casa hai già problemi di umidità.

La tua situazione Che cosa ha senso
Hai un balcone e fai 1-2 lavatrici a settimana Stendi fuori da marzo a ottobre e tieni uno stendino riscaldato per i mesi freddi. Non ti serve altro.
Niente balcone, stendi in casa, 2-3 lavatrici a settimana Deumidificatore in una stanza chiusa. Risolvi asciugatura e umidità con lo stesso apparecchio.
Famiglia, 4 o più lavatrici a settimana Asciugatrice a pompa di calore. È l’unico caso in cui il prezzo d’acquisto rientra in tempi ragionevoli.
Hai già condensa sui vetri o muffa agli angoli Smetti di stendere in casa, qualunque cosa tu compri. Il bucato è una delle cause, non una vittima.
Non hai spazio per due macchine Lavasciuga, accettando che asciughi meno di quanto lava e che consumi di più.

Le domande che arrivano sempre

Asciugare il bucato di notte conviene?

Solo se hai un contratto con fasce orarie. Con le tariffe monorarie, che ormai sono la maggioranza, l’ora in cui accendi non cambia nulla: il kilowattora costa uguale alle tre di notte e alle tre del pomeriggio. Controlla in bolletta se compaiono le voci F1, F2 e F3: se ci sono, la notte e il fine settimana costano meno e ha senso spostare i cicli.

L’asciugatrice rovina i vestiti?

Quelle a resistenza sì, perché lavorano a temperature alte. Quelle a pompa di calore restano sotto i 50 gradi e sono molto più gentili. La lanugine nel filtro non è tessuto distrutto, sono le fibre che si staccano comunque: ne trovi altrettanta nello scarico della lavatrice, solo che lì non la vedi.

Quanto costa un ciclo, in soldi?

Con l’energia a 0,316 euro al kilowattora: 32-47 centesimi con una pompa di calore, 1,10-1,40 euro con una a resistenza, 38-63 centesimi con un deumidificatore in stanza chiusa. Lo stendino all’aperto in estate è l’unico davvero a zero.

Il bucato steso in casa fa male alla salute?

Il problema non è il bucato, è l’umidità che lascia. Sopra il 65% di umidità relativa costante, muffe e acari trovano le condizioni per crescere, e quelli sì danno fastidio a chi ha asma o allergie. Un igrometro da dieci euro ti dice in un secondo se sei in quella condizione.

In due righe

Da un carico di bucato vanno tolti due litri e mezzo d’acqua, e per farlo servono almeno un chilowattora e mezzo. Quell’energia la paghi sempre: in bolletta elettrica con l’asciugatrice, in gas e in umidità sui muri con lo stendino in casa, gratis solo quando ci pensano il sole e il vento.

Quindi la domanda giusta non è “quale metodo consuma meno”, ma quanti carichi devi asciugare al chiuso ogni settimana. Da lì in giù la scelta viene da sé, e il gesto che fa risparmiare di più resta quello che non costa niente: centrifugare forte prima di tirare fuori il bucato.

Per andare a fondo su ciascuna strada: la guida alle asciugatrici, quella ai deumidificatori, la prova dello stendino riscaldato e, se lo spazio è poco, le lavasciuga. Se invece il tuo problema non è il tempo ma l’odore di umido che resta nei panni, la causa è un’altra e si risolve diversamente.

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Se hai deciso per l’asciugatrice ma la metterai in un locale non riscaldato, aggiungi al conto questo: la pompa di calore al freddo rende meno, e sotto i cinque gradi può bloccarsi.

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