Asciugatrice in garage o in cantina: quando la pompa di calore non va bene

Piccolo locale lavanderia di servizio con lavatrice, scaldabagno e scaffali

Mettere l’asciugatrice in garage, in cantina o in taverna è la soluzione di mezza Italia: in casa non c’è posto, di sotto sì. Funziona, ma c’è una cosa da sapere prima di comprare, e riguarda proprio il tipo di asciugatrice che oggi vendono quasi tutti.

Le asciugatrici a pompa di calore, sotto una certa temperatura, smettono di funzionare come dovrebbero. Non si rompono: ci mettono il doppio del tempo, o si fermano. E il motivo sta in come sono fatte.

Perché il freddo ferma una pompa di calore

Il nome dice già tutto, ma nessuno ci fa caso: la pompa di calore non produce calore, lo sposta. Lo prende dall’aria del locale in cui si trova e lo porta dentro il cestello.

In una lavanderia a venti gradi quell’aria di calore ne ha in abbondanza, ed è il motivo per cui questa tecnologia consuma un terzo di una a resistenza. In un garage a tre gradi, invece, l’asciugatrice sta cercando di prendere calore da un’aria che non ne ha. Il compressore lavora, il gas gira, ma il salto di temperatura che riesce a produrre è molto più piccolo.

Le conseguenze pratiche sono tre, in ordine di gravità:

  • I cicli si allungano. Un programma da due ore e mezza ne può chiedere quattro o cinque, e il risparmio in bolletta che avevi messo in conto si assottiglia.
  • Il bucato resta umido a fine ciclo. La macchina segnala di aver finito perché il tempo è scaduto, ma l’umidità non è scesa abbastanza.
  • Sotto i cinque gradi il gas refrigerante perde efficacia e la macchina può bloccarsi o andare in errore. Sotto zero il rischio è il congelamento dell’acqua nel circuito di condensa, e quello è un danno vero.

I numeri da tenere a mente sono due: il campo di funzionamento dichiarato dai produttori sta fra i 5 e i 35 gradi, ma il rendimento buono arriva solo fra i 10 e i 30. Sotto i dieci gradi la macchina funziona ancora, ma male; sotto i cinque diventa un problema.

La misura da fare prima di comprare

Il punto è che nessuno sa davvero quanti gradi ci sono nel proprio garage a gennaio. Si va a sensazione, e la sensazione sbaglia: un locale interrato sotto casa in genere resta più caldo di quanto sembri, un box separato molto meno.

La verifica costa dieci euro e due settimane di pazienza. Serve un termometro da ambiente con la memoria dei valori minimi: lo si appoggia dove andrebbe l’asciugatrice e lo si lascia lì per qualche giorno freddo. Poi si legge il minimo registrato, non la temperatura del momento, perché quello che conta è la notte peggiore.

Con quel numero in mano la scelta diventa semplice:

Minima registrata Che cosa aspettarsi
Sopra i 15 gradi Nessun problema, la pompa di calore lavora come in casa
Fra 10 e 15 Va bene, con cicli un po’ più lunghi nei mesi freddi
Fra 5 e 10 Funziona ma male: tempi lunghi e bucato non sempre asciutto
Sotto i 5 Sconsigliata: errori, blocchi e rischio di danni al circuito

Attenzione a un dettaglio che rovina la misura: se il garage è vuoto oggi ma domani ci metti anche la lavatrice che lavora con acqua calda, la temperatura media sale. Meglio misurare nelle condizioni reali d’uso, non in quelle di adesso.

LA MISURA DA FARE PRIMA

TempPro TP49, termometro con memoria del minimo

Undici euro e la risposta ce l’hai in una settimana: registra la temperatura minima raggiunta, che è il dato che conta, non quella del momento in cui guardi. 4,5 stelle su oltre 20.000 giudizi. Misura anche l’umidità, utile nei locali interrati. È la spesa più sensata prima di ordinare un elettrodomestico da 400 euro.

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Se il locale è troppo freddo, le strade sono tre

La prima cosa da dire è quella che nessuno dice: l’asciugatrice a condensazione classica, quella con la resistenza che non temeva il freddo, oggi è quasi introvabile. Le norme europee sull’efficienza energetica l’hanno di fatto tolta dal mercato, e quello che si trova in vendita è quasi tutto a pompa di calore. Quindi “prendine una a condensazione” non è più un consiglio praticabile.

Le soluzioni reali sono altre tre:

  • Scaldare un po’ il locale, ma solo durante il ciclo. Basta poco: in un garage chiuso, una stufetta da 500 watt accesa per le prime mezz’ora alza abbastanza la temperatura da far partire bene la macchina. Costa qualche centesimo e recupera gran parte dell’efficienza.
  • Spostare gli orari. Asciugare di pomeriggio invece che di notte, nei mesi freddi, vuol dire lavorare con qualche grado in più. È gratis, e su un locale che sta appena sotto la soglia basta.
  • Isolare il punto, non tutto il locale. Se l’asciugatrice sta in un angolo, chiuderlo anche solo con un pannello o una tenda pesante crea una nicchia che si scalda da sola col calore della macchina.

Quello che invece non va fatto è coprire l’asciugatrice con teli o incassarla senza spazio attorno: la pompa di calore ha bisogno di aria che circoli, e soffocarla peggiora esattamente il problema che stiamo cercando di risolvere. Servono almeno dieci centimetri liberi dietro e sui fianchi.

E c’è un caso in cui la risposta onesta è rinunciare: se il locale va sotto zero in inverno, l’asciugatrice lì non ci va. Non è questione di rendimento, è che l’acqua che resta nel circuito può ghiacciare, e quella è una riparazione che costa più di quanto avresti risparmiato in bolletta.

L’altro problema del garage: l’umidità

C’è una seconda questione che con la temperatura si somma, e che chi sposta il bucato di sotto scopre dopo il primo inverno.

Un’asciugatrice toglie dai panni circa due litri e mezzo d’acqua a carico. Quella a pompa di calore la raccoglie nel serbatoio, quindi in teoria non la disperde. Ma una parte sfugge comunque, e nei locali interrati si aggiunge a un’umidità che c’è già: cantine e garage sono spesso a contatto col terreno e partono da livelli alti.

Il risultato è che in quel locale compaiono muffa e odore di chiuso, e ci si mette del tempo a collegarlo all’asciugatrice.

Due accortezze semplici bastano quasi sempre:

  • Scaricare l’acqua fuori invece che nel serbatoio. Quasi tutti i modelli permettono di collegare un tubo allo scarico, ed è la soluzione migliore perché elimina anche la seccatura di svuotare la vaschetta.
  • Aprire una finestra o la basculante per dieci minuti dopo il ciclo, quando fuori non piove. È il modo più veloce per portare via l’umidità residua.

Se il locale è già umido di suo, il conto cambia: lì serve un deumidificatore a prescindere dall’asciugatrice, e vale la pena affrontarlo prima di installare qualunque cosa.

SE IL LOCALE STA SOPRA I 10 GRADI

Hisense DHQE800BW2, pompa di calore da 8 kg

Pompa di calore con sedici programmi e display grande, 4,6 stelle su 562 giudizi. È la fascia giusta per chi la tiene in casa o in un locale temperato, ed è la tecnologia che consuma meno: intorno a 1-1,5 kWh a carico contro i 3,5-4,5 di una a resistenza.

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SE VUOI STARE PIÙ TRANQUILLO

LG RH80V9AVHN, 8 kg con motore inverter

Costa un centinaio di euro in più e ha 4,6 stelle su 1.611 giudizi, un campione molto più ampio. Il motore inverter e la gestione elettronica del ciclo aiutano proprio nelle condizioni difficili, perché la macchina adatta la potenza invece di lavorare a passo fisso.

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Le domande che arrivano sempre

Vale lo stesso per la lavatrice?

In parte. La lavatrice non ha la pompa di calore, quindi il freddo non le toglie efficienza. Ma se il locale va sotto zero, l’acqua ferma nei tubi e nella pompa di scarico può ghiacciare e spaccare qualcosa. Nei locali a rischio gelo si chiude il rubinetto e si svuota il filtro prima dei giorni più freddi.

E l’asciugatrice a gas?

Non teme il freddo ed è la risposta tecnicamente migliore per un garage, ma in Italia è praticamente introvabile nel mercato domestico e richiede un allaccio del gas a norma nel locale. Nella pratica non è una strada percorribile per quasi nessuno.

L’asciugatrice scalda il locale dov’è?

Al contrario: la pompa di calore raffredda leggermente l’aria attorno, perché il calore lo prende da lì. In una stanza piccola e chiusa la differenza si sente, e paradossalmente peggiora le cose man mano che il ciclo va avanti. È un altro motivo per cui serve aria che circoli.

In estate funziona meglio?

Sì, ed è la prova che il meccanismo è quello: lo stesso programma, nello stesso locale, d’estate finisce prima. Chi nota che “d’inverno l’asciugatrice ci mette di più” non si sta sbagliando.

Conviene comunque rispetto allo stendino?

Dipende da quanti carichi fai. Il conto completo, con tutti i metodi a confronto, è in quanto costa asciugare il bucato: la soglia sotto cui l’asciugatrice non si ripaga è due carichi a settimana.

In due righe

Un’asciugatrice a pompa di calore in garage funziona, ma solo se quel garage sta sopra i dieci gradi anche nelle notti peggiori. Non serve indovinare: si compra un termometro con la memoria del minimo, lo si lascia lì una settimana di gennaio e si legge il numero.

Sotto i cinque gradi la macchina va in difficoltà, sotto zero rischia il gelo nel circuito. E la vecchia soluzione, cioè l’asciugatrice a resistenza che del freddo non si accorgeva, dal mercato è sparita: oggi la scelta è fra scaldare un po’ il locale o tenere l’asciugatrice in casa.

Per scegliere il modello c’è la nostra guida alle migliori asciugatrici, e se il problema è che la tua non asciuga come prima abbiamo raccolto le cause più comuni. Se invece lo spazio è poco davvero, la strada è la lavasciuga.

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