La prima mattina fredda di ottobre te ne accorgi subito. Alzi la tapparella e il vetro è bagnato, con la pozza d’acqua appoggiata sul telaio e quella riga scura nell’angolo in basso che l’anno scorso non c’era. Prendi lo straccio, asciughi, e il giorno dopo è lì di nuovo.
Se hai cercato una risposta online probabilmente ti sei arreso a metà. Le prime pagine di Google su questo argomento sono quasi tutte di aziende che vendono infissi, e per quanto siano documentate arrivano tutte alla stessa conclusione: bisogna cambiare le finestre. Gli altri risultati sono siti che vendono prodotti antimuffa o sistemi contro l’umidità di risalita, e lì la conclusione è che il deumidificatore non serve a niente.
Noi non vendiamo né finestre né intonaci, quindi possiamo dirti la cosa che nessuno dei due gruppi ha interesse a spiegarti: la condensa sui vetri ha due cause completamente diverse, e la soluzione che risolve la prima è denaro buttato sulla seconda. Capire in quale delle due ti trovi richiede dieci minuti e uno strumento che costa poco più di dieci euro.
Perché si forma: la spiegazione in trenta secondi
L’aria calda riesce a tenere dentro di sé molto più vapore acqueo di quella fredda. Quando l’aria di casa, tiepida e carica di umidità, tocca il vetro della finestra, che d’inverno è la superficie più fredda di tutta la stanza, si raffredda di colpo e non riesce più a trattenere quel vapore. Il vapore torna liquido e si posa sul vetro.
C’è una temperatura precisa in cui questo accade e si chiama punto di rugiada. Con 20 gradi in casa e il 60% di umidità il punto di rugiada è intorno ai 12 gradi: qualsiasi superficie più fredda di 12 gradi si bagna. Un vetro singolo, con zero gradi fuori, sta sui 5-8 gradi. Un doppio vetro moderno sta sui 15-17. Ecco perché con gli infissi vecchi il problema è molto più evidente.
Da qui viene anche il primo equivoco da togliere di mezzo: il vetro non è la causa, è il termometro. Ti sta segnalando che in casa c’è più umidità di quanta ne serva. Cambiando le finestre il vetro resta asciutto, ma quel vapore non sparisce: si sposta sulla superficie fredda successiva, che di solito è l’angolo esterno di una stanza o il muro dietro l’armadio. È il motivo per cui certe case, dopo la sostituzione degli infissi, hanno smesso di avere i vetri bagnati e hanno iniziato ad avere la muffa negli angoli.
La domanda che decide tutto: da dove arriva quell’acqua?
Questo è il punto in cui si separano le due strade, ed è anche il punto che online non trovi spiegato quasi mai, perché richiede di ammettere che a volte il prodotto non serve.
Primo caso: l’umidità la produci tu. Respirare, fare la doccia, cucinare, stendere il bucato in casa. È di gran lunga la situazione più comune, ed è quella che si risolve. Il vapore c’è perché lo immetti ogni giorno e non ha via d’uscita.
Secondo caso: l’umidità arriva dal muro. Risalita capillare dal terreno nelle case senza vespaio, oppure un’infiltrazione da un tubo, da una grondaia rotta o dal tetto. Qui il muro è bagnato di suo, e continuerà a esserlo anche con l’aria di casa perfettamente asciutta. Un deumidificatore in questa situazione lavora giorno e notte senza mai risolvere, e la bolletta la paghi lo stesso.
Come capire in quale dei due sei
Ci sono tre segnali che li distinguono abbastanza bene.
L’altezza della macchia. La risalita parte dal pavimento e sale, di solito fermandosi entro il metro, il metro e mezzo, spesso con una riga orizzontale abbastanza netta e a volte con l’intonaco che si sfarina o fa le bolle. La condensa fa il contrario: si concentra in alto, negli angoli del soffitto, dietro i mobili addossati alle pareti esterne e sul perimetro delle finestre.
Il momento. La condensa è stagionale e capricciosa: compare da ottobre a marzo, peggiora nelle giornate fredde e nelle stanze dove si dorme, sparisce d’estate. L’umidità di risalita c’è tutto l’anno, anche ad agosto.
La prova del foglio di alluminio. È un vecchio trucco da perito e funziona. Ritaglia un quadrato di carta stagnola di una trentina di centimetri e attaccalo bene sigillato sui quattro lati, con del nastro adesivo, sulla parete nel punto sospetto. Lascialo lì tre o quattro giorni, poi staccalo. Se le gocce sono sulla faccia esterna, quella rivolta verso la stanza, il problema è l’aria della casa e sei nel primo caso. Se le gocce sono sulla faccia interna, quella a contatto col muro, l’acqua arriva dalla parete e sei nel secondo.
Il numero da conoscere prima di comprare qualsiasi cosa
In una casa abitata l’umidità relativa dovrebbe stare fra il 40 e il 60%. Sotto il 40 l’aria è troppo secca e si sente in gola e negli occhi. Sopra il 60 comincia la condensa sulle superfici fredde, e quando la superficie resta a lungo sopra il 70-75% la muffa trova le condizioni per attecchire.
Il punto è che questo numero non si indovina a occhio. C’è chi convive col 75% da anni e pensa sia normale, e chi compra un deumidificatore da duecento euro per una casa che sta già al 50%, dove non serviva. Dieci euro di igrometro prima di spenderne duecento sono il miglior investimento di tutto questo articolo.
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Uno schermo grande che si legge da lontano, la memoria dei valori minimi e massimi delle 24 ore e un simbolo che dice a colpo d’occhio se sei nella fascia giusta. Va appoggiato o appeso nella stanza dove il problema si vede di più, lontano da termosifoni e finestre. Con oltre quattordicimila recensioni è il più diffuso della categoria, e per capire se hai davvero un problema è tutto quello che serve.
Vedi su AmazonTienilo lì una settimana e guarda i valori la mattina appena sveglio, che è il momento peggiore, e la sera. Se stai stabilmente sopra il 65% hai la conferma. Se stai sotto il 55% e i vetri si bagnano lo stesso, il problema non è la quantità di umidità ma quanto sono fredde le superfici, e la strada è un’altra: isolamento o infissi.
Quanta acqua produce davvero una famiglia
Quando si vedono i numeri messi in fila si capisce perché il problema esiste anche in case perfettamente sane. Sono valori indicativi di una giornata normale, ma rendono l’idea.
- Ogni persona, solo respirando e traspirando, immette circa un litro e mezzo di vapore al giorno. Di notte, dormendo, mezzo litro a testa.
- Una doccia calda: fra mezzo litro e un litro.
- Cucinare, fra pentole e lavastoviglie: da mezzo litro a un litro e mezzo.
- Un bucato steso in casa: da uno a tre litri, a seconda di quanto era centrifugato.
- Le piante da appartamento, quelle grandi: qualche decilitro ciascuna.
Una famiglia di quattro persone che d’inverno stende in casa arriva tranquillamente a dieci litri di acqua immessi nell’aria ogni giorno. Quell’acqua da qualche parte deve andare. Se le finestre restano chiuse perché fuori fa freddo, va sui vetri e sui muri.
Cosa funziona davvero, in ordine di spesa
1. Aerare nel modo giusto, che costa zero
Qui c’è l’errore più diffuso di tutti, e quasi nessuno lo dice: tenere la finestra a vasistas socchiusa per ore è il modo peggiore di cambiare l’aria. Il ricambio è lentissimo, mentre il freddo che entra di continuo raffredda tutto il perimetro della finestra e la porzione di muro attorno. Il risultato è che l’aria umida resta e le superfici su cui si condensa diventano ancora più fredde. È la ricetta esatta per la muffa nell’angolo sopra la finestra.
Il modo giusto è l’opposto: finestre spalancate del tutto per cinque minuti, due o tre volte al giorno, possibilmente due finestre su lati diversi della casa per fare corrente. In cinque minuti l’aria si sostituisce completamente, mentre i muri e i mobili non fanno in tempo a raffreddarsi perché hanno molta più inerzia dell’aria. Riscaldare quell’aria nuova costa pochissimo, ed è aria secca che assorbe umidità, quindi la stanza si riscalda anche prima.
I momenti che contano di più sono la mattina appena alzati, con la camera da letto che ha accumulato il vapore di tutta la notte, e subito dopo la doccia e dopo aver cucinato.
D’inverno tieni la porta del bagno chiusa mentre fai la doccia e riaprila solo dopo aver spalancato la finestra del bagno. Sembra un dettaglio, ma è la differenza fra buttare fuori quel vapore in due minuti e spalmarlo in tutta la casa, dove poi lo ritrovi condensato sui vetri della camera da letto. Vale lo stesso per la cucina: cappa accesa e coperchio sulle pentole, che da solo taglia di parecchio il vapore prodotto.
2. Le abitudini che pesano più di quanto sembri
Non coprire i termosifoni con tende lunghe o panni stesi sopra: oltre a scaldare peggio, quel bucato immette vapore proprio nel punto dove l’aria sale. Stendi in bagno con la finestra aperta o in una stanza che poi arieggi, non in salotto con tutto chiuso.
Stacca i mobili grandi dalle pareti esterne, quelle che danno sulla strada o sul cortile. Bastano cinque o dieci centimetri: dietro un armadio appoggiato al muro l’aria non circola, la parete resta più fredda del resto della stanza e quello è il punto dove la muffa parte per prima. Se hai già una macchia scura dietro un mobile, quasi sempre la causa è questa e non un’infiltrazione.
Non tenere le stanze inutilizzate a porta chiusa e riscaldamento spento pensando di risparmiare. Una camera fredda con la porta chiusa diventa la stanza dove tutta l’umidità della casa va a condensare. Meglio due gradi in meno ovunque che una stanza gelida.
3. Il deumidificatore, quando è la risposta giusta
Se hai fatto la prova della stagnola e sei nel primo caso, se l’igrometro segna stabilmente sopra il 65% e se hai già sistemato aerazione e abitudini senza risolvere del tutto, allora il deumidificatore è lo strumento adatto e funziona bene. Toglie dall’aria l’acqua che tu ci metti ogni giorno, e la raccoglie in una tanica che svuoti.
La cosa da non sbagliare è la taglia. Per una singola camera da letto o uno studio un apparecchio da 20 litri al giorno è sovradimensionato, rumoroso e ingombrante. Serve un modello compatto, che lavori piano e che si possa tenere acceso senza che diventi un fastidio.
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Dichiarato fino a 20 metri quadri, quindi pensato per una stanza e non per la casa intera. Ha l’umidostato, cioè imposti la percentuale che vuoi e si spegne da solo quando la raggiunge, invece di lavorare a vuoto tutta la notte. Filtro lavabile, ruote per spostarlo da una stanza all’altra e la possibilità di attaccare un tubo allo scarico continuo se lo tieni in bagno o in lavanderia e non hai voglia di svuotare la tanica.
Vedi su AmazonSe invece il problema riguarda tutta la casa e non una stanza sola, la taglia da 20 litri è la scelta corretta: ne abbiamo parlato nella recensione del COMFEE’ da 20 litri, e nella guida ai migliori deumidificatori trovi il confronto fra le varie capacità.
4. I sali assorbiumidità, per gli spazi piccoli e chiusi
Su una stanza intera non risolvono, e chi te li vende come alternativa al deumidificatore ti sta raccontando una cosa non vera: un barattolo raccoglie qualche centinaio di millilitri in settimane, contro i litri al giorno di un apparecchio elettrico. Dove invece funzionano davvero è nei volumi piccoli e chiusi, che sono anche i posti dove i danni si vedono di più: dentro gli armadi, nei ripostigli senza finestra, nelle cantine, nella seconda casa chiusa per mesi, dentro il camper.
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Le ricariche in sali del sistema Ariasana, quello con la vaschetta che raccoglie l’acqua man mano che i sali si sciolgono. Nessuna corrente, nessun rumore, si mette e ci si dimentica per qualche settimana. La versione alla lavanda lascia anche un odore gradevole negli armadi, che d’inverno è metà del problema di chi ha i vestiti che sanno di chiuso.
Vedi su AmazonQuando il deumidificatore non serve, e nessuno te lo dice
Vale la pena essere chiari, perché è la parte che gli articoli scritti da chi vende apparecchi tende a saltare.
Se il muro è bagnato per risalita o per un’infiltrazione, il deumidificatore asciuga l’aria ma il muro continua a rilasciare acqua, e appena lo spegni sei al punto di prima. In quel caso servono altri interventi, dalla barriera chimica alla riparazione del tubo, e il posto giusto dove andare è un tecnico che venga a vedere, non un negozio di elettrodomestici.
Se l’igrometro segna 50% e i vetri si bagnano lo stesso, l’umidità in casa è già a posto: il problema è che le superfici sono troppo fredde. Togliere altra umidità significa scendere sotto il 40% e ritrovarsi con la gola secca e il naso chiuso senza aver risolto niente. Qui la strada è l’isolamento, la sostituzione del vetro singolo o, come rimedio parziale, tenere una temperatura un po’ più costante invece di accendere e spegnere.
Se hai già la muffa formata, il deumidificatore impedisce che ricresca ma non toglie quella che c’è. Va rimossa a parte, e soprattutto va tolta la causa: pulire la macchia lasciando l’umidità com’era significa rivederla nel giro di poche settimane.
Tre errori che allungano il problema
Asciugare i vetri e fermarsi lì. È la cosa più naturale del mondo e non risolve niente, perché quell’acqua l’hai tolta dal vetro ma il vapore che l’ha generata continua a esserci. Serve a evitare che l’acqua coli sul telaio e marcisca il legno, il che è già qualcosa, ma non è una soluzione.
Passare la candeggina sulla muffa e considerarlo chiuso. Sbianca la macchia, quindi sembra sparita, ma le radici del fungo restano dentro l’intonaco e in poche settimane torna. Peggio ancora, l’acqua della candeggina bagna ulteriormente la parete.
Sigillare tutto per non far entrare freddo. Guarnizioni nuove, paraspifferi ovunque, fori di aerazione tappati. Il freddo entra meno, vero, ma il vapore che produci non esce più. Molte case iniziano ad avere la muffa proprio l’inverno dopo aver messo gli infissi nuovi, per questo motivo.
Domande frequenti
Il deumidificatore toglie la condensa dai vetri?
Sì, se la condensa dipende dall’umidità prodotta in casa. Portando l’aria stabilmente sotto il 55-60% il punto di rugiada scende sotto la temperatura del vetro e la condensa smette di formarsi. Non funziona invece se l’acqua arriva dal muro, o se i vetri sono così freddi da condensare anche con l’aria già asciutta.
Il deumidificatore va usato con le finestre aperte o chiuse?
Chiuse, sempre. Con le finestre aperte l’apparecchio cerca di asciugare l’aria di tutto il quartiere e non ci riesce, consumando corrente a vuoto. Le due cose vanno alternate: si arieggia cinque minuti a finestre spalancate, si richiude, e poi si accende il deumidificatore.
Quali sono gli svantaggi di un deumidificatore?
Consuma corrente, sui 200-300 watt per i modelli domestici, quindi tenerlo acceso a lungo si sente in bolletta. Fa rumore, più o meno come un frigorifero un po’ vecchio, e questo conta se lo tieni in camera. Va svuotato, a meno di collegare lo scarico continuo. E scalda leggermente la stanza, cosa gradita d’inverno e fastidiosa d’estate.
Cosa faccio se l’umidità in casa è al 70%?
Sei sopra la soglia, ma non è un’emergenza. Comincia da aerazione e abitudini per due settimane, tenendo d’occhio l’igrometro: molte case scendono al 60% solo cambiando il modo di arieggiare e non stendendo più dentro. Se dopo due settimane sei ancora sopra il 65%, allora il deumidificatore ha senso.
Serve tenerlo acceso tutta la notte?
Non serve, se ha l’umidostato: imposti il valore che vuoi e l’apparecchio si accende e si spegne da solo per mantenerlo. È anche il modo per non ritrovarsi al mattino con l’aria troppo secca.
La condensa fra i due vetri del vetrocamera si può togliere?
No, e in questo caso il problema è davvero la finestra. Se l’appannamento è fra i due vetri e non sulla superficie interna, significa che la sigillatura del vetrocamera si è rotta e l’aria umida è entrata nell’intercapedine. Non si asciuga e non si ripara: si sostituisce il vetro, che comunque costa molto meno di tutto l’infisso.
In conclusione
La condensa sui vetri, nella grande maggioranza delle case, non è un difetto della casa: è il segnale che dentro c’è più vapore di quanto ne esca. Quel vapore lo produciamo noi, e d’inverno, con tutto chiuso, non ha nessuna via d’uscita.
L’ordine giusto delle cose è questo, e costa poco scoprire a che punto ti fermi. Prima misura, con un igrometro da poche decine di euro, perché senza un numero stai indovinando. Poi cambia il modo di arieggiare, cinque minuti a finestre spalancate invece di ore a vasistas, e togli le abitudini che immettono litri di acqua nell’aria. Molte case si sistemano qui, senza spendere altro. Solo se dopo un paio di settimane il numero resta alto, il deumidificatore diventa la spesa giusta, nella taglia adatta alla stanza e non la più grossa che trovi.
E se la prova della stagnola dice che l’acqua arriva dal muro, risparmia i soldi dell’apparecchio e chiama qualcuno che venga a guardare: in quel caso nessun elettrodomestico ti risolverà il problema, e chi te lo vende dicendo il contrario ti sta facendo un torto.
Se ti interessa l’altro lato della stagione fredda, quello dell’aria che diventa troppo secca quando i termosifoni vanno a pieno regime, ne abbiamo parlato nella guida agli umidificatori. E se stai valutando come scaldare senza far esplodere la bolletta, trovi i conti fatti nella guida alle stufe elettriche.
Se d’inverno stendi il bucato in casa, quella è quasi sempre la voce più pesante fra quelle elencate sopra: nella recensione dello stendino elettrico trovi i conti di quanto costa davvero asciugare un carico e come farlo senza riempire di umidità le altre stanze.
Se il bagno è anche la stanza più fredda della casa, tieni presente che scaldarlo non toglie umidità ma la sposta: il punto è spiegato nella guida al termoventilatore da bagno.
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