Il Levoit LV600S è l’umidificatore che compare quasi sempre nelle liste dei più venduti, e ha oltre seimila valutazioni con una media di 4,4 stelle. Numeri solidi. Ma se vai a leggere le discussioni su Reddit, il titolo che ricorre è più o meno sempre lo stesso: buon umidificatore, applicazione da dimenticare.
Vale la pena partire da lì, perché è esattamente il punto che decide se questo modello ha senso per te o se ti conviene un altro. E perché è una cosa che nelle schede prodotto non troverai mai scritta.
Cosa fa bene
Sei litri di serbatoio, che è tanto. Nell’uso reale significa una notte intera più buona parte del giorno seguente senza rabboccare, e in una stanza da venti o venticinque metri quadri anche di più. È la differenza pratica fra un apparecchio che usi e uno che smetti di usare dopo due settimane perché ti stanchi di riempirlo.
La nebbia calda, che serve più di quanto sembri. Molti umidificatori economici fanno solo nebbia fredda. Il LV600S può scaldare l’acqua prima di nebulizzarla, e questo ha due effetti concreti: la stanza raggiunge l’umidità voluta molto più in fretta, e la nebbia non ti raffredda l’ambiente mentre il riscaldamento cerca di scaldarlo. D’inverno, che è il periodo in cui serve un umidificatore, la differenza si sente.
Il riempimento dall’alto. Dettaglio banale che chi ha avuto un umidificatore vecchio capisce al volo: si versa l’acqua direttamente dentro senza smontare e rovesciare il serbatoio nel lavandino. Sembra poco, ma è la ragione numero uno per cui questi apparecchi finiscono inutilizzati.
Il rumore. Dichiarati 28 decibel in modalità nebbia fredda bassa, che sono davvero pochi, e sotto i 40 al massimo con la nebbia calda. In camera da letto, alla velocità minima, si sente il gorgoglio dell’acqua più che l’apparecchio.
I difetti veri, detti chiaramente
L’applicazione. È il punto su cui si concentra la maggior parte delle lamentele, ed è quello che rende il modello smart discutibile: connessione al wi-fi che va rifatta, comandi che rispondono in ritardo, notifiche poco utili. La cosa da capire è che l’apparecchio funziona benissimo anche senza aprire mai l’app, perché tutti i comandi ci sono sul pannello. Ma se lo stai pagando di più proprio per la parte connessa, sappi che è la parte meno riuscita.
Il calcare, se usi l’acqua del rubinetto. È un ultrasuoni, quindi vale la regola di categoria: nebulizza anche i minerali disciolti nell’acqua, che si depositano sui mobili come polvere bianca e incrostano il trasduttore. Non è un difetto di questo modello in particolare, ma va messo in conto.
Va pulito spesso, e non è negoziabile. Ne parliamo fra poco perché è la parte più importante di tutte, e riguarda la salute più che l’apparecchio.
LEVOIT LV600S, 6 litri con nebbia calda e fredda
Serbatoio da sei litri con riempimento dall’alto, nebbia calda o fredda, umidostato che mantiene la percentuale impostata e si spegne da solo, timer e modalità notte. Dichiarati 28 decibel al minimo. Con oltre 6.100 valutazioni e 4,4 stelle è uno dei più venduti della categoria in Italia. La parte smart c’è ma consideratela un extra, non il motivo per sceglierlo: tutti i comandi sono disponibili sul pannello dell’apparecchio.
Vedi su AmazonLa parte che conta davvero: la manutenzione
Qui arriviamo al motivo per cui un umidificatore può fare bene o fare male, ed è la domanda che le persone fanno più spesso a Google: gli umidificatori fanno male ai polmoni?
La risposta onesta è che l’apparecchio in sé non fa male, l’apparecchio sporco sì. Un umidificatore contiene acqua ferma a temperatura ambiente, che è la condizione ideale per la proliferazione di batteri e muffe. E a differenza di un vaso di fiori, quest’acqua viene nebulizzata e finisce nell’aria che respiri.
È un fenomeno noto in letteratura medica al punto da avere un nome, “febbre da umidificatore”: sintomi simili all’influenza, tosse e affanno causati dall’inalazione di microrganismi provenienti da apparecchi non puliti. Non è comune, ma non è un’invenzione, e riguarda soprattutto chi lascia l’acqua nel serbatoio per giorni.
Le tre regole che azzerano il problema
Cambia l’acqua tutti i giorni. Non rabboccare sopra quella vecchia: svuota, sciacqua, riempi. Se l’apparecchio resta spento per un giorno, va svuotato e asciugato, non lasciato pieno.
Pulisci a fondo una volta a settimana. Acqua e aceto bianco in parti uguali, oppure un cucchiaio di acido citrico in un litro d’acqua: si lascia agire venti minuti nel serbatoio e nella vaschetta, si passa uno spazzolino sui punti stretti e si sciacqua bene. Serve a sciogliere il calcare e a togliere la patina scivolosa che si forma sulle pareti, che è biofilm batterico.
Usa acqua demineralizzata o distillata. Costa poco al supermercato ed elimina in un colpo solo due problemi: la polvere bianca sui mobili e buona parte delle incrostazioni. Se usi quella del rubinetto, in zone di acqua dura come gran parte del Nord Italia la pulizia settimanale diventa obbligatoria e non facoltativa.
Filtri di ricambio Levoit, confezione da 10
I filtri in spugna che stanno dentro il serbatoio trattengono impurità e rallentano la formazione di depositi, ma si saturano e vanno cambiati ogni uno o due mesi di uso continuo. Sono la parte che quasi nessuno sostituisce, ed è il motivo per cui certi umidificatori dopo una stagione cominciano a dare odore di chiuso. Con oltre 6.500 valutazioni e 4,6 stelle, una confezione da dieci copre due inverni interi e costa quanto un paio di caffè al mese.
Vedi su AmazonNon puntarlo verso il letto, verso il muro o verso i mobili, e tienilo sollevato da terra su un mobiletto basso. La nebbia che esce è ancora goccioline d’acqua per i primi trenta o quaranta centimetri, e se colpisce una superficie la bagna invece di evaporare: il risultato sono l’alone sul comodino, il parquet che si gonfia e, nel caso peggiore, la macchia di muffa sul muro dietro. Va messo al centro della stanza o comunque a mezzo metro buono da qualsiasi cosa, con il getto rivolto verso l’alto.
A quanto tenerlo, e per quanto tempo
L’umidità relativa da mantenere in casa è fra il 40 e il 60%, e il valore giusto da impostare è attorno al 45-50%. Non di più, e questo è il punto in cui sbagliano in tanti: portare una stanza al 65% d’inverno significa creare condensa sui vetri e le condizioni per la muffa negli angoli, cioè scambiare un problema con un altro. Ne abbiamo scritto per esteso nell’articolo sulla condensa sui vetri.
L’umidostato del LV600S fa questo lavoro da solo: imposti la percentuale, l’apparecchio si accende e si spegne per mantenerla. È il motivo per cui vale la pena spendere qualcosa in più rispetto ai modelli che hanno solo tre velocità fisse, che invece vanno controllati a mano e rischiano di saturare la stanza.
Sul tenerlo acceso di notte: si può, ed è anzi il momento in cui serve di più, perché con i termosifoni accesi l’aria si secca e si dorme con la bocca aperta. Con l’umidostato impostato al 45% non c’è motivo di spegnerlo.
Le versioni: quale prendere
La differenza fra i modelli della gamma è quasi tutta nella capacità del serbatoio, che si traduce in autonomia e in metri quadri coperti.
I sei litri hanno senso per un soggiorno, per una camera grande o per una zona giorno aperta, e per chi non vuole rabboccare tutti i giorni. Occupano però spazio: sono ingombranti e pesano parecchio da pieni, quindi conviene riempirli sul posto con una caraffa invece di trasportarli.
I tre litri bastano per una camera da letto normale, e coprono comodamente la notte. Costano meno, ingombrano molto meno e per la maggior parte delle situazioni domestiche sono la scelta più sensata.
Levoit 3L, 25 ore di autonomia
La stessa logica in formato ridotto: tre litri, venticinque ore dichiarate alla velocità minima, umidostato, timer e vaschetta per gli oli essenziali. Per una camera da letto o uno studio è la misura giusta, e la differenza di ingombro rispetto al sei litri è notevole: questo sta su un comodino largo, l’altro no. Stessa media di 4,4 stelle su oltre seimila valutazioni.
Vedi su Amazon- D’inverno ti svegli con la gola secca e il naso chiuso
- In casa ci sono neonati o persone con problemi respiratori
- Hai una stanza grande e non vuoi rabboccare ogni giorno
- Il riscaldamento sta acceso molte ore e l’aria diventa secca
- Ti serve l’umidostato per non doverci pensare
- Lo compri per la parte smart: l’app è il punto debole
- Non hai intenzione di cambiare l’acqua ogni giorno
- In casa hai già condensa sui vetri o muffa negli angoli
- Ti serve per una camera piccola: il 3 litri costa meno e ingombra meno
- Speri che purifichi l’aria: quello è un altro apparecchio
In una riga: Ottimo umidificatore con un’app mediocre. Compralo per il serbatoio grande e la nebbia calda, non per il wi-fi, e mettilo in conto la pulizia settimanale.
Umidificatore, deumidificatore, purificatore: non confonderli
È l’equivoco più frequente della categoria e vale la pena chiarirlo, perché ogni anno c’è chi compra la cosa sbagliata.
L’umidificatore aggiunge umidità all’aria troppo secca. Serve d’inverno, quando il riscaldamento asciuga l’aria e ti svegli con la gola impastata.
Il deumidificatore la toglie, e serve nella situazione opposta: vetri bagnati, muffa negli angoli, panni stesi in casa. Se hai quei sintomi ti serve quello, e ne parliamo nella guida ai deumidificatori.
Il purificatore non fa né una cosa né l’altra: filtra polveri, pollini e peli, e non tocca l’umidità. Se il tuo problema sono allergie o animali in casa, la nostra recensione del purificatore Levoit spiega quando serve davvero.
Domande frequenti
L’umidificatore fa male alla salute?
Tenuto pulito no, e in inverno con i termosifoni accesi fa bene alle vie respiratorie. Tenuto sporco sì, perché nebulizza nell’aria i microrganismi che proliferano nell’acqua ferma. La differenza sta tutta in tre abitudini: acqua cambiata ogni giorno, pulizia settimanale con aceto o acido citrico, e umidità mantenuta sotto il 60%.
Si può tenere acceso tutta la notte?
Sì, ed è il momento in cui serve di più. Con l’umidostato impostato al 45% l’apparecchio si regola da solo, quindi non c’è il rischio di saturare la stanza. Meglio tenerlo lontano dal letto e non puntato verso il viso o verso il comodino.
Che acqua ci va messa?
Demineralizzata o distillata, quella che si compra al supermercato per il ferro da stiro. Con l’acqua del rubinetto funziona lo stesso, ma nelle zone di acqua dura si depositano polvere bianca sui mobili e calcare sul trasduttore, e la manutenzione diventa molto più frequente.
Ogni quanto va pulito?
Acqua cambiata tutti i giorni, pulizia a fondo una volta a settimana, filtro nel serbatoio ogni uno o due mesi di uso continuo. Se resta fermo qualche giorno va svuotato e asciugato, mai lasciato pieno.
La nebbia calda serve davvero?
Serve d’inverno, ed è la differenza principale rispetto ai modelli economici. Umidifica la stanza molto più in fretta e non raffredda l’ambiente mentre il riscaldamento lavora. Consuma un po’ di più, ma si usa nei momenti in cui serve alzare l’umidità rapidamente, non di continuo.
Vale la pena il modello smart?
Solo se hai già una casa con assistenti vocali e ti fa comodo comandarlo a voce. L’applicazione è la parte meno riuscita dell’apparecchio, e tutto quello che serve si fa dal pannello. Se la differenza di prezzo con il modello non connesso è significativa, prendi quello base senza rimpianti.
Il verdetto
Il LV600S è un buon umidificatore con un accessorio mediocre attaccato. Le cose che contano davvero le fa bene: sei litri che durano più di un giorno, nebbia calda che d’inverno fa la differenza, umidostato affidabile, riempimento dall’alto e rumore basso. Sono esattamente i motivi per cui si compra un umidificatore.
La parte connessa invece è quella su cui si concentrano le critiche, e il consiglio è di non farne il criterio di scelta: se trovi la versione senza wi-fi a meno, prendi quella.
Il punto su cui non transigere non riguarda il modello ma l’uso: un umidificatore che non viene pulito peggiora l’aria invece di migliorarla. Acqua cambiata ogni giorno e un quarto d’ora di pulizia a settimana sono il prezzo vero di questo apparecchio, e chi non ha intenzione di pagarlo farebbe meglio a non comprarlo affatto.
Se stai ancora confrontando i modelli, la guida agli umidificatori mette a confronto le alternative. E se d’inverno il tuo problema è l’opposto, cioè troppa umidità, parti dall’articolo sulla condensa sui vetri.
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